PROGRAMMA DI ATTIVITA’ NEL 2010 1. Ricerca scientifica (con seminari sullo stato dei lavori) 1.1 Ricerche previste per il 2010 · Identità politica, legittimità e politica estera dell’Unione europea La ricerca si sviluppa nel contesto del Network of Excellence GARNET - Global Governance, Regionalisation and Regulation: the Role of the EU, finanziato nel contesto del VI Programma quadro dell’UE 2005-2010 (Call Identifier: FP6-2002-Citizens-3). Coordinatrice dell’unità Forum: Sonia Lucarelli. La ricerca è la naturale continuazione del progetto Values and Principles in the EU Foreign Policy, concluso recentemente e che ha prodotto un volume in stampa presso Routledge – London (editors Sonia Lucarelli e Ian Manners). Descrizione del tema di ricerca L’UE è un attore in continua evoluzione che si definisce internamente ed esternamente attraverso la propria auto-rappresentazione (trattati istitutivi e loro revisioni; documenti ufficiali; discorsi di leaders politici ed istituzionali), ma anche e soprattutto attraverso la propria condotta politica. E’ attraverso questi elementi e l’interpretazioni che di essi i cittadini dell’UE e gli attori esterni fanno che si delineano sia i contorni di una identità politica europea (quale identità politica dei cittadini dell’UE) che l’immagine esterna dell’UE come attore internazionale. Storia e cultura filtrano la percezione che delle dichiarazioni ed azioni dell’UE si ha, sia internamente che esternamente. Tuttavia anche le modalità decisionali dell’UE, l’efficacia delle proprie decisioni e la corrispondenza tra ciò che è percepito come proprio dell’identità dell’UE e l’azione politica stessa (tre aspetti del grande tema della legittimità) condizionano la credibilità dell’Unione e l’immagine che di essa si costruisce, sia internamente che esternamente. Esiste pertanto un legame interessante tra identità politica e legittimità nel processo di costruzione di una polis europea. Analogamente, esiste un legame interessante tra identità politica ed identità culturale. In questa ricerca ci proponiamo di analizzare entrambi i legami a partire dall’analisi della politica estera dell’UE in aree nelle quali il rapporto tra identità politica e legittimità appare particolarmente problematico: nei casi di incongruenza tra i principi proclamati ed azione politica (nella politica di promozione della democrazia ad esempio); nei casi di scarsa efficacia dell’azione politica guidata da principi (ad esempio nella politica ambientale globale); nei casi di collisione con contesti culturali diversi (è il caso dei rapporti tra UE e mondo arabo). Membri del gruppo di ricerca Sonia Lucarelli (Università di Bologna - Forlì / Forum) Luigi Pellizzoni (Università di Udine) Rosa Balfour (Centro Studi di Politica Internazionale, Roma, I) Rodolfo Ragionieri (Università di Sassari / Forum) Lorenzo Fioramonti (CIVICUS: World Alliance for Citizen Participation – Johannesburg SA) Diletta Latini (Università di Siena / Forum) · EU-GRASP: The EU as a Global-Regional Actor in Security Partnerships GRASP wants to contribute to the analysis and reconstruction of the concept of Multilateralism, by studying the role of the EU in Multilateral Security Governance. Through this concept, GRASP will analyse the EU as a security actor in different multilateral arenas (regional, interregional, global) and their linkage to the growing multipolarity. · Conceptual analysis - GRASP will look at the concepts of multilateralism and security, how they are interlinked, how multilateral cooperation is developing, and how it can be harmonized with the parallel development of multipolarity and EU’s bilateral relations. · Case-studies – After having set up the conceptual basis, GRASP will analyse specific security issues, in order to see how cooperation is taking place. Furthermore, GRASP will analyse EU’s multilateral instruments, and how EU’s internal and external policies link in its response to each issue. · Transversal analysis - after mapping the existing frameworks of cooperation, GRASP will apply the findings of the security case-studies to the different cooperation frameworks, to be integrated in a final comparative approach to the different forms of multilateralism in place. · Foresight study – with the findings from the case-studies and transversal comparative analysis, scenarios can be built for the future roles of the EU in its external relations and commitment to “effective multilateralism”. The research will be policy-oriented and include a strong interactive dimension, in order to assure the permanent feedback from the target-public. The work will be undertaken by a consortium of European research centres (who already have collaborated and who bring in the expertise from FP6 projects) and a number of institutes from outside of Europe who will bring in further expertise on specific security issues, plus a regional perception, to avoid a narrow Euro-centric approach and enable a better understanding of how the EU can in fact be a global actor in multilateral security governance. Researchers Sonia Lucarelli – Director (Università di Bologna - Forlì) Michela Ceccorulli (Forum) Lorenzo Fioramonti (Università di Bologna – Forlì) Nicola Labanca (Università di Siena) Rodolfo Ragionieri (Università di Sassari) Federico Romero (Università di Firenze) Ruth Hanau Santini (Johns Hopkins University) · Memorie di pietra. Il ricordo delle guerre mondiali nelle lapidi a Siena e in Toscana In collaborazione con il Dipartimento di Scienze della comunicazione, Università di Siena. Direttore della ricerca: Nicola Labanca (Università di Siena) Le due guerre mondiali rimangono ancora oggi il metro di misura delle tragedie del Novecento e delle guerre contemporanee. A perpetuarne il ricordo ma ad elaborarne il lusso connesso le comunità (municipi, associazioni, istituzioni ecc.) hanno provveduto anche con l’istituzione di segni di memoria. Fra questi le lapidi, memorie di pietra tanto apparentemente fredde quanto in realtà capaci di perpetuare aspetti e brani della realtà e immortalarli per le contemporanee come per le future generazioni. Fra 2006 e 2007 Siena ha ospitato un esperimento di importanza e livello nazionale, con un censimento dei segni di memoria della Prima guerra mondiale (fra cui le lapidi) ospitati nel suo territorio (si veda il volume Lontano dal fronte. Monumenti e ricordi della Grande guerra nel Senese, Siena, Nuova immagine, 2007). A tal fine è stata elaborata una specifica scheda di rilevazione. Scopo del progetto è estendere la rilevazione già condotta per la prima guerra mondiale a Siena anche alla seconda guerra mondiale allargandone nel contempo la rilevazione, a campione, ad altre quattro città toscane: Firenze, Livorno, Lucca e Grosseto. La rilevazione sarà condotta in collaborazione con enti che, ognuno per propri conto e con scopi limitati, hanno provveduto a censimenti parziali per tematiche e per territorio. I risultati dell’indagine saranno discussi in un convegno nazionale di studi che si terrà a Siena alla fine della ricerca. · Con la guerra negli occhi. Trent’anni di reportage e fotografie di Giovanni Porzio (1978-2008) In collaborazione con il Dipartimento di Scienze della comunicazione, Università di Siena. Direttore della ricerca: Nicola Labanca (Università di Siena) Analisi del bisogno. La fine della Guerra fredda e l’avvio di una transizione dal bipolarismo ad un nuovo incerto ordine internazionale hanno riportato all’ordine del giorno la dimensione del conflitto militare. Reparti militari occidentali, anche italiani, sono ormai operanti in molti teatri del pianeta. Nel frattempo l’opinione pubblica più sensibile, sempre più mobilitata per seguire queste operazioni, porta un interesse maggiore che nel passato per le cosiddette ‘guerre dimenticate’: cioè per i conflitti, spesso disastrosi, che si consumano e che consumano – il Terzo mondo. In questo complesso scenario il ruolo dei reporter di guerra è diventato centrale. Obiettivi generali. Riflettere sulla comunicazione della guerra e sul ruolo che la comunicazione ha in questo contesto nuovo del sistema politico internazionale diventa un elemento sempre più importante. · La bellezza è sostenibile? Il futuro delle città d’arte nelle strategie di cura, sviluppo e cultura dei luoghi Direttore della ricerca: Debora Spini (Syracuse University Florence) Obiettivi generali Domandarsi se la bellezza è sostenibile, in un ambito come quello delle città d’arte, significa ampliare il discorso che ruota attorno alla semplice definizione di sostenibilità applicata all’ambiente urbano. Non è sufficiente che la città non ecceda la capacità di carico delle regioni di supporto (White, R., Whitney, J., 1992, Sustainable Cities, Westview Press, Boulder, Colorado). La sostenibilità riguarda in questo caso non solo la sostenibilità ambientale, quanto in senso più ampio la sostenibilità dello spazio urbano come organismo conservatore e produttore di cultura. La città d’arte deve la sua sostenibilità a un complesso intrecciarsi di ragioni ed energie in termini di risorse umane, economiche, oltre che naturalmente ambientali Le scelte architettoniche e urbanistiche si mescolano alle politiche di sostegno alla ricerca, le scelte energetiche e di gestione dei consumi e rifiuti urbani si intrecciano all’imperativo di ben amministrare i consumi e gli scarti prodotti dalla cultura e dall’arte. La necessità di conservazione del monumento si lega alla rinascita della aree dismesse della città che meritano di essere riciclate all’interno di un continuo processo di riuso e riqualificazione. Il percorso di questo progetto invita a un confronto plurale con esperienze di sviluppo sostenibile di ambienti urbani storici, a partire dalle città d’arte toscane e da quelle che sono ad esse paragonabili per dimensioni, collocazione geografica, tessuto urbano, modelli economici, flussi turistici. Il progetto intende coinvolgere la rete delle città gemellate e delle città amiche di Firenze in modo da dare visibilità ad esperienze interessanti già in corso oppure da stimolare nuove progettualità. Tutto questo, nella prospettiva di rafforzare il ruolo internazionale di Firenze a partire dalle sue istituzioni culturali quale il Forum. Nello sviluppo del progetto la dimensione europea avrà un rilievo fondamentale. Ne saranno infatti parte integrante incontri e scambi di risultati con il gruppo di lavoro del progetto BRIDGE del 7 programma quadro dell'Unione europea [1]Nel corso del Festival per la Creatività in programma a ottobre 2009 sarà organizzato un evento che porrà di fronte in una tavola rotonda i due gruppi di lavoro e rappresentanti degli enti locali. Attività in cui si articola il progetto - Creazione di un gruppo di studio composto di esperti con competenze interdisciplinari (architettura, urbanistica, tecnologie sostenibili, amministrazione eventi culturali, qualità della vita e generazioni future, economia.) - Organizzazione di una serie di seminari e di tavole rotonde con partecipanti provenienti da discipline diverse e in cui verranno discussi - Confronti con rappresentanti di Enti pubblici locali nel corso del Festival della Creatività, assieme a Tinnova (www.firenzetecnologia.it), IBIMET/CNR (www.ibimet.it), la Fondazione per il Clima e la Sostenibilità ( www.climaesostenibilita.it) e I2T3 ONLUS (www.i2t3.unifi.it) a cui parteciperanno anche rappresentanti del progetto europeo BRIDGE. - Organizzazione di un convegno internazionale con la partecipazione di città d’arte con dimensioni e problemi analoghi a quelli di Firenze - Pubblicazione degli atti del convegno in un libro o sui Quaderni del Forum sui problemi della pace e della guerra. Preparazione di una risorsa multimediale specificamente orientata alle amministrazioni locali e ad altri soggetti presenti nel territorio (ad esempio associazioni civiche, quartieri, scuole superiori, altre istituzioni formative) · Modernità, laicità, linee di conflitto Direttore della ricerca: Alberto Tonini (Università di Firenze) Inquadramento teorico La modernità è nata in Occidente, o più precisamente in Europa. Nel suo diffondersi oltre i confini originari, il concetto di modernità si è modificato profondamente, al punto di giustificare l’espressione “modernità multiple”. Nel quadro di questa molteplicità si colloca il problema della laicità e della secolarizzazione, dal momento che non sempre la modernizzazione è stata accompagnata da un processo di secolarizzazione della società, con conseguente arretramento della religione dalla sfera pubblica. In altri casi, si è registrata una forte secolarizzazione – solitamente promossa dal potere statuale - senza un corrispondente sforzo di modernizzazione. Obiettivi Scopo del progetto di ricerca sarà quindi analizzare il ruolo della secolarizzazione nei diversi approcci alla modernità, in modo da evidenziare come il fenomeno della laicità (riuscita, mancata, parzialmente riuscita) continui a esercitare un’influenza sulle dinamiche politiche e sociali. In modo particolare dopo a fine della contrapposizione ideologica fra Est e Ovest, il terreno del confronto sembra essersi spostato sul tema dell’appartenenze culturali e religiose. Ma la molteplicità delle esperienze e dei percorsi di modernizzazione è tale, anche all’interno della stesso aggregato di nazioni, che sembra assai difficile individuare le stesse caratteristiche identitarie in tema di modernità e laicità per popoli e nazioni pur culturalmente affini. Casi di studio Unione Europea Esiste una politica comune nei rapporti fra i paesi membri e le organizzazioni religiose presenti sul loro territorio? L’adesione all’Unione ha modificato il carattere dei conflitti di natura religiosa (per esempio, in Irlanda del Nord)? Russia dopo il crollo del sistema sovietico, in che misura la chiesa ortodossa e’ tornata a essere soggetto attivo nella sfera pubblica? È possibile parlare di modernizzazione senza secolarizzazione nella società russa post 1991? Cecenia Conflitto religioso, tensioni economiche, lotta per il controllo del territorio, crisi di identità. Come coesistono questi elementi? India Nazionalismo indù, ricerca di forte identità di fronte alle sfide del mondo globale, crisi del sistema democratico, strumentalizzazione della contrapposizione religiosa Iran Dalla modernizzazione forzata dello Scià al ritorno degli ayatollah. Potere religioso e ambizioni nucleari. Un caso di modernizzazione senza apparente secolarizzazione. Le divisioni all’interno della classe religiosa. Turchia Uno dei paesi con le istituzioni più laiche si confronta con il ritorno del sentimento spirituale; il desiderio di essere ammessi nel club dell’Europa vs identità religiosa. Sovranità nazionale e conservatorismo religioso vs laicismo e liberismo. Il ruolo delle forze armate. Israele Il nodo irrisolto del carattere ebraico dello Stato intrecciato con la volontà di appartenere al novero dei paesi democratici. Confessionalismo, democrazia, modernizzazione, ortodossia religiosa. Egitto Dal laicismo di Nasser alla Fratellanza Musulmana. Il fallimento del nazionalismo arabo. Il ruolo di Sadat e di Mubarak. Errori dello Stato e successi dei movimenti di ispirazione religiosa. Chi strumentalizza cosa? Brasile Conflitto sociale, religione e cultura popolare. La forza della religione nella sfera privata e familiare, la sua debolezza nella sfera pubblica. Il ritorno del linguaggio religioso. Partner Università di Firenze Università di Padova Università Statale di Milano Cairo University Yldiz University, Istanbul Centre for Social Studies, India 2. Formazione 2.1 Corso di geopolitica Medio Oriente - Dopo la guerra, proviamo con la politica 1 febbraio 2010 La grande politica e le potenze regionali tavola rotonda con la partecipazione di Gian Paolo Calchi Novati, Luigi Vittorio Ferraris, Alberto Negri, Rodolfo Ragionieri e Severino Saccardi Il Medio Oriente non ha perso di attualità. Il conflitto israelo-palestinese è una ferita sempre aperta e una causa indiretta di tanti fenomeni di tensione a livello regionale e internazionale. Il Medio Oriente è stato ed è il teatro di molte delle guerre all’insegna dell’ordine post-bipolare in cui si intrecciano la transizione, i fondamentalismi, la proliferazione nucleare e le ambizioni di protagonismi vecchi e nuovi. È una priorità assoluta anche per il presidente Barack Obama, che il 4 giugno 2009, dal Cairo, si è rivolto al mondo musulmano enunciando il programma della nuova amministrazione americana e lanciando un appello a cui nessuno, Stato, governo o movimento politico, può sottrarsi. 8 febbraio 2010 Una storia di popoli, nazioni e Stati Alberto Tonini, Università di Firenze I fatti e le ideologie che dalla Prima guerra mondiale in poi hanno segnato lo scenario storico in un continuo rimando da una parte fra lunga durata e fattispecie singole e dall’altra fra le scelte della politica e lo scontro fra i diversi attori della società. All’origine delle crisi di oggi ci sono processi che riguardano lo sviluppo del nazionalismo e del sionismo, l’espediente tardo-coloniale dei mandati assegnati a Francia e Gran Bretagna dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano, l’accesso alle indipendenze in un contesto di crescente tensione, gli schieramenti e le strumentalizzazioni della guerra fredda. Le vicende della Mezzaluna Fertile con Gerusalemme, Damasco e Baghdad e le specificità della penisola arabica. 15 febbraio 2010 Il campo della politica fra nazionalismo arabo e islam Massimo Campanini, Università di Napoli L’Orientale L’“orientalismo” credeva di poter ridurre la rappresentazione dei paesi arabo-islamici a fattori come la cultura, la lingua e la religione. Nella realtà, il governo degli Stati arabi ha risposto a dinamiche storiche in continua evoluzione. Le istituzioni che sono state messe in atto tengono conto in modi non sempre risolti sia dei modelli tradizionali sia delle esigenze della modernità. Le sfide delle diverse versioni di fondamentalismo e la ricerca della democrazia. 22 febbraio 2010 L’origine di Israele e la natura dello Stato Maria Grazia Enardu, Università di Firenze Il ritorno degli ebrei a Sion e la formazione dello Stato di Israele. Le poste e gli effetti della lunga sequenza di guerre. Cosa fare degli arabi? Il controllo del territorio e l’elaborazione di un’identità. Fin dall’inizio non c’è stata una sola idea sullo Stato da costruire. Le implicazioni del dibattito in corso ai vari livelli della politica e della cultura fra Stato ebraico e Stato degli ebrei. 1 marzo 2010 La Palestina alla ricerca di uno Stato Gian Paolo Calchi Novati, Università di Pavia e Roma La Sapienza Il popolo palestinese fra la rivendicazione territoriale e la prospettiva panaraba. Dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina all’Autorità nazionale palestinese. Yasser Arafat ha tenuto la scena per più di trent’anni: la scomparsa di Mister Palestine ha esacerbato tutte le contraddizioni. Tanti progetti nazionali, binazionali o postnazionali e nessuno Stato. 8 marzo 2010 Terra, acqua e fuoco: una geografia difficile Nadia Fusco, Università di Pavia La definizione dello spazio territoriale, con il perimetro degli Stati, gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e la demografia, è uno dei temi irrisolti del contenzioso fra Israele e palestinesi (o arabi). I problemi della geografia del Medio Oriente nonsi fermano ai confini. È in discussione la distribuzione delle risorse a cominciare dai bacini idrici. Il Medio Oriente è pur sempre il regno del petrolio e il petrolio condiziona fortemente i rapporti interni e i rapporti internazionali. 15 marzo 2010 Il caso Iran oltre le rappresentazioni e l’autorappresentazione Fariah Sabahi, Università di Torino, scrittrice e giornalista La storia millenaria dell’Iran ha forgiato una nazione che anche dopo l’islamizzazione si staglia come competitore se non come antagonista del mondo arabo. Il Medio Oriente è a maggioranza sunnita, in Iran domina l’islam sciita. La rivoluzione ispirata da Khomeini ha conformato il sistema politico, il discorso culturale e i costumi ai rigori della legge cranica. Malgrado tutto, il regime islamico non esaurisce da sé solo la grande varietà di una società in cui si muovono con i propri valori e le proprie rivendicazioni tanti giovani, le donne, i ceti più sensibili alla modernità a impronta occidentale. 22 marzo 2010 Aspettando l’Europa Maurizio Carbone, University of Glasgow L’iniziativa dell’Europa fatica a trovare una strada comune nel Mediterraneo e nel mondo arabo-islamico. Il Dialogo euro-arabo degli anni Settanta non ha posto fine alla frammentazione e ai malintesi. Il partenariato istituito dal Patto di Barcellona del 1995 non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. L’ultima idea della Francia è l’Unione per il Mediterraneo. L’agenda di Bruxelles, le forze politiche, la pressione e l’orientamento dell’opinione pubblica. L’emigrazione clandestina, la paura del terrorismo e i traffici illeciti rischiano di oscurare il quadro della cooperazione e il buon vicinato. 2.2 Corso di formazione per insegnanti Summer School La didattica della Shoah Pisa, 30 agosto - 4 settembre 2010 Il Forum per i problemi della pace e della guerra di Firenze organizza, in collaborazione con la Regione Toscana e la Scuola Normale Superiore di Pisa, una Summer School dedicata al tema “La didattica della Shoah”. Il progetto si inserisce nel programma delle iniziative regionali per la celebrazione del Giorno della Memoria 2011, e si propone di offrire una formazione scientifica specifica sulla questione della didattica della Shoah ai professori delle Scuole secondarie superiori di tutte le province della Toscana. La Regione Toscana riconosce nello studio della Shoah un momento educativo fondamentale della formazione scolastica, e si impegna da anni a promuovere tra gli studenti toscani la conoscenza scientifica e la memoria di questo specifico caso di sterminio. Lo studio e la memoria della Shoah presentano un valore educativo in sé perché permettono di confrontarsi (conoscitivamente, emotivamente e moralmente) con il “male radicale”, ma proprio per tale ragione l’insegnamento di una tematica come la Shoah e la trasmissione del suo ricordo sono operazioni difficili e complesse dal punto di vista didattico. È quindi necessario riflettere sulle modalità didattiche più opportune per preparare gli studenti ad affrontare una simile esperienza, prestando particolare attenzione alla sensibilità dei giovani di oggi e al contesto sociale in cui essi si trovano a vivere. L’obiettivo della Summer School è dunque quello di offrire ai professori delle Scuole secondarie superiori una serie di competenze didattiche fondamentali sulla questione della Shoah, aggiornando le loro conoscenze su tale evento e preparandoli ad insegnare questa tematica agli studenti. I professori che hanno frequentato la Summer School potranno così partecipare al progetto “Il Treno della Memoria” organizzato dalla Regione Toscana, guidando gli studenti toscani nel viaggio verso i luoghi simbolo della Shoah quali Auschwitz e Cracovia (gennaio 2011). I temi analizzati durante la settimana di studi spazieranno dall’analisi storica approfondita della genesi della persecuzione antisemita e della “Soluzione finale”, del fenomeno del totalitarismo, delle guerre del Novecento, fino allo studio di tematiche più specifiche come la questione della persecuzione delle comunità rom, il rapporto tra la Chiesa cattolica e le comunità ebraiche, i contenuti delle leggi razziali e la questione delle deportazioni politiche. Particolare attenzione sarà poi dedicata al tema della didattica della Shoah, alle diverse interpretazioni dell’unicità di tale evento, al problema della trasmissione della memoria di un caso di sterminio, e all’analisi delle politiche della memoria promosse dai paesi occidentali negli ultimi decenni. La Summer School si articola in 18 moduli da due ore ciascuno (un’ora di lezione frontale, un’ora di esercitazione e discussione). I moduli saranno tenuti da professori specializzati nello studio della tematica in oggetto, individuati tra le diverse università italiane. Le lezioni si terranno presso la Scuola Normale Superiore di Pisa nel mese di settembre 2010. 3. Convegni e divulgazione scientifica 3.1 a) Convegno internazionale, previsto per il 2010 Le trasformazioni della paura nell’epoca della globalizzazione Nel corso degli ultimi anni la ricerca nell’ambito delle scienze sociali sembra consegnarci una prima diagnosi generale sull’epoca della globalizzazione: l’età contemporanea appare caratterizzata da un indubbio e massiccio ritorno della paura, che si configura come la “tonalità emotiva” fondamentale della nostra epoca. Catastrofi ecologiche ed epidemie virali, incontrollati flussi migratori e sviluppo vertiginoso della tecnica, guerre locali e globali e last but not least terrorismo internazionale sono i fattori più frequentemente evocati per descrivere il nuovo scenario della “società mondiale del rischio” (Beck 2007): uno scenario di insicurezza e di “perdita di controllo” sugli eventi (Bauman 2006) nel quale rinasce la paura come passione socialmente diffusa. Nonostante questa sostanziale convergenza da parte della riflessione attuale, soprattutto sociologica, nel panorama internazionale sono però ancora rari gli studi che assumono ad oggetto prioritario il problema delle trasformazioni della paura in età globale. Gli studi esistenti, inoltre, sembrano divedersi su quella che potremmo genericamente definire l’origine della paura. Emergono infatti posizioni diverse riconducibili a due approcci fondamentali: il primo analizza la paura come prodotta essenzialmente “dall’alto”, deliberatamente costruita e alimentata, soprattutto da un potere politico indebolito dai poteri globali (economico, tecnologico), per manipolare le coscienze e spostare l’attenzione dei cittadini dai problemi più inquietanti e ingestibili, così da ottenere consenso e ordine sociale (cfr. Robin 2004, Barber 2003, Chomsky 1996, Glassner 2000 e la cosiddetta “cultura della paura”); il secondo, minoritario, analizza la paura come un sentimento diffuso che sorge invece spontaneamente “dal basso” a causa della crescente insicurezza prodotta da nuove sfide e da nuovi pericoli, e che viene poi abilmente sfruttato da politica e mass media per promuovere appunto una “cultura della paura”, quale strumento privilegiato per il controllo dei cittadini e la gestione della vita pubblica (Bauman 2006, Furedi 1997). Entrambi gli approcci ci consentono, date le diverse accentuazioni, di focalizzare alcuni aspetti che si dimostrano essere fondamentali per una diagnosi contemporanea della paura. Se il primo approccio, infatti, ci permette di mettere a fuoco il problema che vorremmo definire di metamorfosi della paura, mostrandone appunto le strategie di spostamento e di proiezione pretestuosa, il secondo appare più convincente e articolato nell’analizzare le forme che la paura assume nella società globale (si pensi al concetto di “paura liquida” di Bauman 2006) o nel distinguere i diversi oggetti della paura (dal terrorismo alla ricerca genetica, dai disastri ambientali alla minaccia dello straniero, evocati per esempio da Furedi 1997). Tuttavia, questi due approcci al tema della paura nell’età della globalizzazione condividono tre limiti di fondo: 1. Mancanza di una prospettiva storica, che consentirebbe di inserire la riflessione sulla paura nell’ambito del rapporto modernità-età globale, al fine di ripensare criticamente, attraverso l’evoluzione di questa passione, assunta nella sua funzione sociale, i presupposti e i fini stessi della modernità. 2. Valutazione solo negativa della paura. Viene cioè ignorato quell’aspetto che pertiene a tutte le passioni e di conseguenza anche alla paura: vale a dire la sua ambivalenza, il fatto di coniugare una polarità negativa e distruttiva con una polarità positiva. 3. Assenza di una prospettiva normativa che si interroghi sulle possibili strategie, soprattutto soggettive, di gestione e governo della paura, per uscire dalla falsa alternativa tra uso e eliminazione della paura. L’intento del Convegno è quello di promuovere una riflessione di carattere interdisciplinare sul tema della trasformazioni della paura nell’età della globalizzazione, che miri ad integrare i due approcci prevalenti nella riflessione contemporanea su questa passione e a superare i limiti del dibattito odierno. Muovendo dalle tre ipotesi-guida sopra indicate, il Convegno propone quattro sessioni di studio, così articolate: 1. La prima sessione sarà dedicata all’analisi dei mutamenti epocali prodotti dalla globalizzazione che sono all’origine di una condizione planetaria di insicurezza e di un “ritorno della paura”: crisi della politica nella sua forma moderna (sovranità dello Stato), terrorismo internazionale, anarchia del mercato, flussi migratori, rischi prodotti dallo sviluppo illimitato della tecnica, interdipendenza degli eventi. L’età globale svela quella che possiamo definire l’illusione illuministica della modernità: se il progetto della modernità prevedeva in prima istanza l’obiettivo di una liberazione degli uomini dalla paura (basti assumere simbolicamente la dichiarazione di F.D. Roosvelt «L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa»), si può affermare che il ritorno della paura ci pone di fronte ad una delle promesse tradite della modernità. La modernità ha eliminato alcune paure, ma ne ha introdotte di nuove. L’ipotesi che il Convegno intende esplorare è che l’età premoderna sia caratterizzata essenzialmente dalla paura della natura: prevale cioè nel mondo premoderno, e soprattutto sul piano collettivo, una paura degli eventi e delle calamità naturali, spesso filtrate attraverso terrori religiosi e apocalittici, che denuncia evidentemente uno stato di vulnerabilità di fronte alla natura e di soggezione al potere del sacro. L’età moderna consente il superamento di queste paure grazie, sostanzialmente, alle conquiste della scienza e all’emergere della sovranità dell’individuo, ma introduce a sua volta la paura dell’altro, la paura reciproca (si veda oltre, sessione 2). 2. La seconda sessione intende esaminare la rilevanza della passione della politica per l’agire politico, a partire dall’analisi che la paura assume all’interno del modello politico hobbesiano, qui inteso come riflessione paradigmatica della forma politica moderna. In Hobbes, infatti, la paura si configura in primo luogo come paura della morte, come reazione emotiva alla minaccia che proviene dall’altro e alla generale insicurezza che da origine ad una convivenza conflittuale. Essa tuttavia è anche la passione “ragionevole” che svolge una funzione produttiva e che consente di trovare le strategie atte ad ottenere la coesione sociale, affidando alla politica il ruolo di garante della sicurezza e della pace. In secondo luogo, Hobbes ci dice però che, attraverso l’istituzione dello Stato, la paura non scompare: da “paura reciproca” (paura della morte) essa si trasforma in “paura comune” (paura della sanzione e della punizione). La paura in altri termini non si può eliminare, ma si può solo trasformare: il problema della metamorfosi della paura è quanto possiamo dedurre dal modello hobbesiano, che si rivela in questo senso più efficace di ogni ipotesi semplicistica relativa alla liberazione dalla paura. Lo scenario globale, tuttavia, presenta rispetto a Hobbes mutamenti radicali. Il primo è prodotto dalla crisi della politica e dall’impossibilità di riconoscere nello Stato il soggetto capace di governare la paura e di creare coesione sociale. A tale riguardo, questa sessione del Convegno cercherà di analizzare il problema della crisi della politica (nella sua forma statuale e moderna), e le sue conseguenze sulle strategie di gestione dell’insicurezza. 3. Un secondo mutamento radicale rispetto al paradigma politico moderno riguarda poi lo statuto e le forme stesse della paura dell’età della globalizzazione rispetto allo scenario della modernità, che impone di formulare il seguente interrogativo: di cosa parliamo quando parliamo di paura nella società globale? La terza sessione del Convegno sarà dunque dedicata all’individuazione delle fonti (prevalenti) della paura nella società contemporanea. L’ipotesi di fondo è che permangono le due fonti sopra richiamate – la natura e l’altro –, le quali tuttavia mutano profondamente di segno: in quanto la natura è ormai prevalentemente una natura artificiale, trasformata dalla tecnica, e l’altro non è più il nemico hobbesiano, ma è il diverso, lo straniero dai mille volti. Si tratta dunque, in entrambi i casi, di minacce indeterminate. Appare del tutto pertinente, in questo senso, la proposta che viene soprattutto dalla sociologia (cfr. ad esempio Beck 2007, Giddens 1990, Douglas 1992), di sostituire alla nozione di “pericolo” (come ciò che è riconoscibile e identificabile) a quello di “rischio” (inteso, nello scenario attuale, come ciò che è caratterizzato da una sostanziale incertezza e dal collasso della nozione di calcolabilità). L’emergere di “rischi globali” – dai rischi ambientali alle manipolazioni biotecnologiche, dalle epidemie virali al terrorismo, dal nucleare alla “bomba informatica” – rappresenta oggi indubbiamente la principale fonte di paura, e ciò dà origine al paradosso che ciò che gli uomini temono sono di fatto le conseguenze prodotte dal loro stesso agire. 4. La quarta sessione del Convegno sarà infine dedicata ad esaminare le possibili strategie, soprattutto soggettive, di gestione e governo della paura, che consentano di trasformare nuovamente la paura in una passione produttiva del legame sociale. Si tratta dunque di investigare le possibili strategie adeguate per “reimparare ad avere paura”; vale a dire per recuperare una paura produttiva, che sia in grado di mobilitare gli individui contro le minacce globali. A tale riguardo, occorre prendere le mosse dal fatto che l’indeterminatezza delle minacce da cui si origina la paura nel mondo globale provoca una serie di effetti relativi alla percezione del pericolo e alle strategie che il soggetto elabora in risposta alla paura. La psicologia della paura e del rischio fornisce indubbiamente mappe utili in questo senso, fornendo diagnosi relative alla distorsione della percezione del rischio (Slovic 2000). Proprio l’indeterminatezza dei rischi globali provoca infatti fenomeni di diniego, che inibiscono il riconoscimento e la giusta valutazione dei rischi, traducendosi di fatto in una anestesia delle emozioni e in una assenza di paura. A causa dell’assenza di paura, l’individuo dell’età globale si configura così come passivo spettatore degli eventi, e non è in grado di riconoscersi come potenziale vittima dei rischi globali. Ciò non impedisce l’emergere di crisi cicliche di panico (di fronte all’esplosione di catastrofi ambientali, virus letali ecc.), o di terrore (di fronte a violenza terroristica, guerre ecc.). E soprattutto ciò favorisce l’uso politico della paura e il suo “spostamento” persecutorio (creazione di capri espiatori). Questa sessione del Convegno cercherà dunque di esaminare la possibilità di assumere la paura come premessa antropologico-emotiva di un agire etico, vale a dire di un agire responsabile. Una paura produttiva, che sappia riconoscere i rischi reali e individuarne le cause, può diventare in altri termini il presupposto emotivo capace di spingere i soggetti ad affrontare le sfide globali e a farsi carico delle sorti dell’umanità. Si tratta dunque qui di sviluppare il nesso paura-responsabilità (già formulato da Anders 1956 e Jonas 1979) per pensare un’etica che sia all’altezza dell’età globale. 3.2 Ciclo di conferenze per docenti, insegnanti e studenti nell’ambito dell Giorno della memoria (febbraio-marzo 2010) Sterminio, stermini Il Forum per i problemi della pace e della guerra svolge da anni, in connessione con la propria attività di ricerca, anche un’attività di alta formazione e di divulgazione (Corsi di formazione e divulgazione in collaborazione con diverse amministrazioni locali della provincia di Firenze). Nel quadro di questa attività di formazione e divulgazione il Forum organizza in collaborazione con la Regione Toscana (Direzione Generale Politiche Formative, Beni e Attività culturali) un ciclo di dodici conferenze rivolte a studenti e insegnanti delle scuole secondarie superiori nell’ambito delle iniziative per la giornata toscana della memoria (le Province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa, Pisa, Pistoia, Prato e Siena). Tema e finalità del corso Il giorno della memoria è focalizzato sui principi ispiratori della legge 211/2000 in ricordo dello Sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, fenomeno inquietantemente unico nella storia umana. Può però anche essere l’occasione per attualizzare la discussione e porre interrogativi. In questa prospettiva il corso è finalizzato a riflettere sul rapporto fra guerra e sterminio nei conflitti armati contemporanei. Alla luce del diritto internazionale, dell’etica, delle relazioni internazionali e della storia, alcuni conflitti dell’età postbipolare sono configurabili come guerre di sterminio? E quali sono i confini, talora preoccupantemente labili, fra guerra moderna e guerra di sterminio? La pulizia etnica di un territorio; le sofferenze e la fame patite da un popolo in regime di embargo; l’utilizzo di armi tecnologicamente assai avanzate e militarmente efficaci che procurano danni gravissimi e malattie anche ai non combattenti sia durante il conflitto che dopo la sua conclusione; il disinteresse dell’Occidente verso i “conflitti dimenticati” nel Sud del mondo: questi ed altri eventi che cosa hanno in comune con la definizione di guerra di sterminio utilizzata per la condotta di guerra e per la Soluzione finale nazista?
Formato Il ciclo sarà articolato in 14 incontri a cadenza settimanale da tenersi in orario mattutino all'interno delle scuole, distribuiti nelle province sopraelencate. Ogni incontro prevede uno o due relatori che con intervento di circa 45 minuti seguita dalla seconda parte della seduta dedicata alla discussione. Successivamente all'intero ciclo sarà predisposta una piccola dispensa con le relazioni delle lezioni. Il ciclo sarà organizzato in modo che ciascuna conferenza, al di là dell’unità tematica del ciclo, costituisca un evento autonomo. | | Sede iniziativa | Relatore | Tema | | 1 | Firenze | Furio Cerutti, Marcello Flores | Giudicare i genocidi: prospettive disciplinari a confronto | | 2 | Siena | Rodolfo Ragionieri | La guerra odierna come guerra di sterminio? | | 3 | Livorno | Anna Loretoni | La Shoah nel secolo degli stermini | | 4 | Massa | Marco Di Giovanni | La Soluzione finale del problema ebraico | | 5 | Prato | Elena Dundovich, Fabio Giannelli | Genocidi orientali? Il secolo dei comunismi, fra Russia, Cina e Cambogia | | 6 | Pisa | Paolo Pezzino | Le religioni e la Shoah nel secolo della guerre e degli stermini | | 7 | Arezzo | Simone Paoli | Quanto sapevano gli Alleati del genocidio? | | 8 | Prato | Filippo Focardi | Il contesto della guerra totale nella Soluzione finale nazista | | 9 | Pistoia | Marta Baiardi | Discriminazione e persecuzione fasciste degli ebrei | | 10 | Firenze | Nicola Labanca | La labile memoria dei crimini del colonialismo italiano | | 11 | Siena | Giulietta Stefani | Il colonialismo e i suoi crimini da una prospettiva di genere | | 12 | Grosseto | Valeria Galimi | Antiche e nuove discriminazioni | | 13 | Lucca | Massimo Toschi | Esiste una via di riconciliazione all’uscita dal genocidio? | | 14 | Firenze | Enzo Collotti, Simone Duranti | I 13 milioni dei läger. L'universo concentrazionario |
3.3. Seminari e altre iniziative pubbliche Saranno organizzate iniziative pubbliche e seminari su temi, anche ma non esclusivamente di attualità, che emergeranno durante l'anno. Continueranno le iniziative di divulgazione nelle scuole, nei quartieri fiorentini e nei comuni della provincia e delle provincie limitrofe.
· La notte Blu 9 maggio 2009 nell'ambito del 60° anniversario della dichiarazione di Schuman una discussione sulle politiche ambientali dell'Uuniuone europea, in collaborazione con Europedirect (Comune di Firenze): Negli ultimi due decenni le politiche dell'Ue in materia ambientale sono cresciute in ampiezza e hanno assunto una loro fisionomia specifica, sia rispetto a quelle dei singoli stati nazione, sia rispetto a quelle di altri attori globali. L'incontro dovrebbe mettere a fuoco se e quanto le politiche dell'UE sull'ambiente nei diversi settori - dal contrasto al global warming al REACH (regolamento Ue sulla registrazione e autorizzazione delle sostanza chimiche) - hanno contribuito alla costruzione di un'identità politica degli europei. Relatori (da confermare): G. Maracchi/B. Carli (CNR), G. Sacconi (ToscanaEuropa), rappresentante della Direzione Ambiente (EU)
·Il ciclo sull'Europa Reincatenare Prometeo? Politica e scienza nell'Unione europea Autunno 2010, in collaborazione con Europedirect (Comune di Firenze) e Caffè della Scienza Esiste un atteggiamento specificamente europeo (dell'Ue) in materia di regolamentazione della ricerca scientifica e tecnologica e di limitazione delle sue possibili applicazioni? Esiste un modo europeo di concepire i rapporti tra politica, scienza e mercato? E' possibile individuare un modo europeo e/o degli europei di concepire la scienza e il governo politico dell'impatto delle nuove tecnologie sulla società, sull'ambiente e sulle generazioni future? 1) Nucleare sì/no Il nucleare è una risposta efficace alla crisi energetica? Può essere un fattore positivo nella lotta ai cambiamenti climatici? Quanto è sicuro e quanta strada ha fatto la ricerca sul nucleare civile negli ultimi decenni? Quali sono le scelte di politica energetica degli altri paesi europei ed esiste una politica univoca dell'Ue in questo campo? Relatori: da individuare 2) Cambiamenti climatici Qual è stato e quale può essere il ruolo dell'Europa nella promozione di politiche tese a limitare i cambiamenti climatici? Sia all'interno dell'Unione, sia su scala globale. In questo incontro si potrebbe analizzare l'esito di Copenhagen e riflettere sul ruolo giocato dall'Ue. Relatori: B.Carli/G.Maracchi/F.Miglietta, F.Cerutti, L.Fioramonti, G.Sacconi. 3) La rivoluzione tecnologica (le opportunità, il ruolo dei media) Come si sta evolvendo la regolazione europea dei media e del mercato dell'informazione dopo l'avvento delle nuove forme di comunicazione legate direttamente o indirettamente allo sviluppo della rete? Ad esempio: come si evolve il mercato europeo della tv (satellite, via cavo, internet)? Questa evoluzione che problemi pone in termini di concentrazione e di nuove forme di regolazione? Relatori: G. Natalicchi, altri da individuare 4) Le biotecnologie Le questioni bioetiche che scaldano il cuore agli italiani sono per lo più date per scontate in Europa. Esiste o meno una via europea alla regolazione delle biotecnologie e dei rischi ad esse connesse? Relatori: Monica Toraldo, Francesca Torricelli, Marcello Buiatti. 3.4 Presentazioni volumi · 25 febbraio ore 17,30presso la sede del Forum: Storia della guerra fredda di Federico Romero,(Torino, Einaudi 2009) · 18 marzo ore 17,30 presso la sede del Forum: The Search for a European Identity. Values, Policies and Legitimacy of the European Union, Furio Cerutti e Sonia Lucarelli (eds.), (London Routledge 2008) insieme a External Perceptions of the European Union as a Global Actor., Sonia Lucarelli e Lorenzo Fioramonti (eds.), (London Routledge 2009) · data da confermare: Global Challenges for Leviathan. A Political Philosophy of Nuclear Weapons and Global Warming, Furio Cerutti, (Lexington Books 2007) · Pace e guerre nelle relazioni internazionali di Rodolfo Ragionieri (Roma, Carocci 2008). 4. Pubblicazioni 4.1. Quaderni Forum Per l'anno 2010 è prevista la pubblicazione di tre Quaderni Forum: · Anno XXII n. 2-3 1° anno di presidenza Barack Obama, a cura di D. Spini e E. Acuti · Anno XXIII n. 1 La migrazione di ritorno, di M. Binci · Anno XXIII n. 2 Asia centrale/Risorse idriche, di M. Bosi e G. Ghinassi 4.2. Libri Sono previste le consuete attività di ricerca all'interno del nostro istituto, che si concluderanno con la pubblicazioni di volumi e di testi volti alla divulgazione delle considerazioni sviluppate. Per il 2010 è prevista l'uscita delle seguenti pubblicazioni: · Atti del convegno internazionale “Sterminio e stermini. Shoah e violenze di massa nel Novecento” - Firenze 28-29-30 gennaio 2008; a cura di Renata Badii e Dimitri D'Andrea · Atti del convegno internazionale “Colonial Camps in the History of Concentration Camps” - Siena 20-21 ottobre 2008; a cura di Nicola Labanca 5. Centro di documentazione Il Centro di documentazione continua e consolida la propria attività: · continuando ad arricchire il proprio patrimonio di libri, riviste e materiale grigio; · riorganizzando gli spazi degli ambienti e del materiale su scaffali aperti per favorire il lavoro dei ricercatori; · continuando la catalogazione della letteratura grigia (working papers, newsletters ecc.); · continuando e approfondendo la collaborazione con altre associazioni culturali fiorentine che sono ubicate nello stesso immobile, al fine di coordinare la politica di incremento delle rispettive biblioteche ed emeroteche; · promuovendo il CdiD tra le scuole secondarie superiori e le università. · apertura al pubblico: lun-mar-gio: 9-17; mer-ven: 9-13 6. Altre informazioni Attività in collaborazione con altri Enti: · Le Associazioni del Centro culturale “Elsa Morante” (Legambiente, Istituto Gramsci, Testimonianze, Amnesty International, Unesco) · GARNET, IBIMET/CNR, Dipartimenti universitari (Dipartimento di Statistica “Giuseppe Parenti”, Dipartimento di Scienze economiche, Dipartimento di Filosofia), Istituto Universitario Europeo, Circolo culturale "Vie Nuove", Quartiere n. 3 (Firenze), Europedirect (Comune di Firenze)ed altri comune della Provincia di Firenze Risorse: I soci Forum svolgono attività di ricerca dell'Associazione. Tirocini per giovani di diversa provenienza (Syracuse University, Università di Roma Tre, Facoltà di Scienze politiche – Firenze; Università di Pisa e Siena), borse di studio, collaborazioni temporanee per ricerca soprattutto con neo-laureati |